La classe 3ªD ha partecipato, lo scorso giovedì 15 maggio, presso i cantieri culturali della Zisa di Palermo, alla cerimonia di premiazione del premio nazionale bandito dalla Coop.va sociale “Solidaria onlus” per aver vinto la XX edizione del concorso per le scuole dedicato alla memoria di Libero Grassi, l’imprenditore siciliano che fu ucciso dalla mafia il 29 agosto 1991 perché si rifiutò di cedere alle richieste di estorsione di cosa nostra, e della moglie Pina, che ha continuato, negli anni successivi, a portare avanti il messaggio di resistenza e di coraggio del marito. Il concorso chiedeva alle classi di realizzare un’inchiesta su un problema del territorio che rappresenti un ostacolo per il suo sviluppo sostenibile sul piano economico, sociale e ambientale. Gli studenti del Galvani Iodi hanno scelto di approfondire il tema delle baby gang sempre più diffuse nel nostro territorio e, più in generale, della dilagante violenza giovanile, perpetrata ai danni di cose e persone. Il titolo della videoinchiesta “mal-esseRE” vuole essere un chiaro messaggio provocatorio e di denuncia rispetto a quanto accade nel territorio reggiano e, più in generale, nella società dei nostri giorni. Il malessere, una forte contrapposizione rispetto a quello che dovrebbe essere il principale connotato del nostro Stato, moderno e democratico, che è quello di uno Stato che si assume, o meglio, dovrebbe assumersi, la responsabilità del benessere sociale dei suoi cittadini, assicurando l’effettiva realizzazione dei benefici sociali propri del Welfare State. Scopo dell’inchiesta è stato quello di indagare sulle cause della sempre più diffusa violenza giovanile nella nostra Provincia, la terra di “Reggio Children”, e cercare di individuare possibili strade da percorrere per cercare di far fronte a questo problema. Nel corso degli ultimi anni la devianza minorile ha subito profonde trasformazioni. Oggi il termine più utilizzato per etichettare il fenomeno della violenza è quello di baby gang. Gli studenti si sono dunque interrogati su cosa siano questi gruppi, su come nascano, su cosa facciano e, soprattutto, sul perché siano in crescente e preoccupante aumento. Possiamo parlare di involuzione di piaghe storiche come il bullismo, il cyberbullismo. Ampiamente riconosciuta e condivisa è la complicità dei social network, il cui improprio utilizzo può tramutarli in vere e proprie macchine infernali e micidiali veicoli di trasmissione della cattiveria umana, attraverso i quali vengono diffusi, con l’aggravante dell’indifferenza, prototipi di violenza e rappresentazioni di dubbia moralità, con un solo sconcertante scopo che, il più delle volte, è quello di emergere, di farsi vedere, di farsi notare, di essere visibili al mondo. Fare qualcosa, qualsiasi cosa, solo per postare un video e raccogliere consenso. Altro nodo nevralgico, che ha generato questo lento e inesorabile declino morale e sociale in cui viviamo, è la famiglia, da sempre la cinghia di distribuzione del sistema educativo, che oggi sembra essere uscita dagli ingranaggi. Il suo non esserci, o il suo esserci in modo distaccato e distratto, ha creato un vuoto emotivo ed educativo che giovani e giovanissimi riempiono con comportamenti violenti. E così, saltando quelli che, da sempre, sono stati i pilastri educativi, si sono presentati inesorabili l’impoverimento e l’aridità formativo-educativa che ha portato molte ragazze e ragazzi allo sbando e alla devianza. Che fare, dunque? Agire a monte, e non a valle. Non serve, o serve a poco, cercare di risolvere il problema quando si è già manifestato; occorre, invece, agire sulle agenzie educative, la famiglia in primis, con misure di aiuto, di sostegno, di accompagnamento. E su tutta la collettività, perché nessuno è escluso nel fare qualcosa, qualunque cosa, soprattutto nell’essere, con la propria condotta di cittadino onesto, corretto e responsabile, un esempio di vita per tutti i nostri giovani. Gli studenti, nella trasferta palermitana, hanno inoltre avuto modo di seguire un percorso sui temi della lotta alla mafia, visitando il “no mafia memorial”, il luogo dell’uccisione di Libero Grassi, la casa di Paolo Borsellino, il luogo della strage del 1983 in cui perse la vita il magistrato Rocco Chinnici, potendo ascoltare la testimonianza diretta dell’unico sopravvissuto alla strage, Giovanni Paparcuri, che poi divenne collaboratore dei giudici Falcone e Borsellino.
Per approfondire vai alla sezione dedicata ai progetti di Educazione civica: Premio Pina e Libero Grassi


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